IED – Istituto Europeo di Design

Nato a Milano nel 1966, l’Istituto Europeo di Design è oggi l’unica Scuola di Alta Formazione in ambito creativo ad aver mantenuto nel tempo una matrice interamente italiana. 

Forte di un network di 11 sedi in 3 Paesi (Italia, Spagna e Brasile), IED avvia ogni anno progetti di innovazione nelle discipline del Design, della Moda, delle Arti Visive e della Comunicazione, impegnandosi affinché i suoi studenti siano in grado – domani – di essere i nuovi interpreti del linguaggio universale del Design. Si pone dunque come uno spazio di ricerca, una rete aperta, inclusiva e attiva, in cui insegnare e promuovere la cultura del progetto per l’individuo e la società e dove l’approccio al Design diventa strumento di trasformazione e crescita sociale, culturale ed economica.

Attraverso le parole e le immagini utilizzate nei video, Alessandro Bonini, Gaia Ceglie e Maria Eleonora Pignata raccontano se stessi e le proprie ambizioni, l’esperienza formativa vissuta in IED e il concept dei progetti che presentano in occasione di Fashion Graduate Italia. I tre studenti descrivono in prima persona il percorso creativo e progettuale, il lavoro di ricerca e i valori che animano la propria collezione.

Collezioni

Un viaggio per le sedi IED Italia attraverso i concept degli otto studenti che presentano le proprie capsule collection:

Niccolò Artibani – Dressmaking Surgery indaga l’aspetto inquietante che si cela dietro l’attrazione insaziabile verso un’ideale di perfezione. La collezione, dietro tagli e trasformazioni, stabilisce un parallelismo tra moda e chirurgia che, dal greco “kheirūrgía”, si traduce con: “operazione a mano”. Mano che interviene come quella di un chirurgo sull’abito anziché sul corpo.

Carolina Aru – ūnus rappresenta un percorso soggettivo dell’individuo che parte dal suo subconscio (immateriale e astratto), per poi prendere consapevolezza di quello che sta’ al suo  esterno, il corpo (materia tangibile). La collezione rappresenta anch’essa come un’evoluzione e un percorso fatto di stratificazioni, da  capi destrutturati (mettendo in luce quelli che sono i dettagli tipici degli interni), a capi con linee  pulite e definite. 

Lorenzo Attanasio – Collateral Beauty concetto ausiliario e rieducativo utilizzato per quelle personalità che hanno subito un trauma, vissuto situazioni di profondo ed estremo dolore. La collezione identifica l’insieme creativo di queste personalità, la voce interiore emerge creando nuovi sottospazi, si dirama creando connessioni attraverso contaminazioni diverse.

Alessandro Bonini – PER_SON_A affronta il concetto del ricordo, le vecchie foto sono ciò che di tangibile ci resta dei ricordi. Tale consapevolezza ci porta una nostalgia che rimane in forma bidimensionale. Questo  concetto viene tradotto in collezione attraverso stratificazioni di diversi materiali,  sensazioni e trasparenze

Gaia Ceglie –  Deformiter la collezione propone la ridefinizione del concetto di identità attraverso un’eccessiva stratificazione di tessuti, volumi esagerati e il progressivo annullamento della silhouette. Una collezione no gender in cui il corpo si fa concetto e decide di far parlare la nostalgia che nascondeva da tempo.

Riccardo Cotta / Matteo Majorana – Helter Kobayashi la collezione si sviluppa a partire da un personaggio fittizio che attraversa una serie di vicissitudini che lo aiutano a comprendere concetti diversi quali: pregiudizi, stereotipi, dualismo personale e maschere apparenti, messa in discussione dei codici estetici della società contemporanea.

Alessandra Gasparroni – Claustrophobia si concentra sul tema delle costrizioni, limitazioni imposte alla volontà individuale, il cui principale elemento chiave, è il percepire la propria libertà come limitata. La collezione unisce le parole “costrizione” e “libertà” attraverso sensazioni di pieni e di vuoti: stratificazioni e manipolazioni, creano un  senso di soffocamento, di pesantezza, mentre capi basici, più leggeri, con la predominanza del bianco, creano sensazioni  di sollievo e di leggerezza.

Giovanni Marchetti – Let mespleep è la nuova collezione dai tratti onirici, un percorso intenso, multiforme ed eclettico, l’incrocio perfetto tra realtà e  allucinazione. Essa si compone attraverso tessuti trasparenti, come pelli e  gommati, i quali mostrano la realtà canonica che abita in ognuno di noi. Le imbottiture comfort e le stampe vivide dai caratteri optical mostrano il corpo nel suo processo conoscitivo ed espansivo. 

Maria Eleonora Pignata – Akhet. Distruggi e rinasci. La collezione racconta la coesistenza di queste due pulsioni. Tutto è un equilibrio tra gli opposti: il disordine dell’incompletezza del  capo e l’ordine delle forme rigide del design minimalista. Anche la cartella colori, tra pigmenti naturali e toni scuri, crea una coralità  di contrasti visivi in perfetta.