Istituto Marangoni Milano

Istituto Marangoni nasce nel 1935 a Milano e nel 2020 raggiunge un importante traguardo, 85 anni di successi nella formazione dei migliori professionisti nel mondo della moda. Con un bilancio formativo di quattro generazioni di studenti è stato il trampolino di lancio per oltre 45.000 professionisti della moda. 

Milano è la capitale indiscussa del prêt-à-porter, il luogo che i marchi più importanti della moda hanno eletto come propria casa. A Milano la moda è ovunque, e la scuola ha sede in centro città, in Via Verri e in Piazza San Babila, a pochi passi da Via Montenapoleone, la via della moda per eccellenza all’interno del celebre Quadrilatero della Moda. Qui, i professionisti della moda lavorano ai più alti livelli, mentre nuovi talenti provenienti da tutto il mondo si incontrano e si confrontano, seguendo un percorso formativo orientato allo sviluppo di creatività e competenze organizzative e commerciali, in un continuo scambio di stimoli, idee, progetti e visioni.

Istituto Marangoni Milano • The School of Fashion dà voce alle esperienze formative di Giovanni Porta, Graziella Barbuta, Paul Majer, Carlotta Brancaccio e Francesco Privitera: cinque diplomandi in Fashion Design, appassionati e desiderosi di entrare nel vivo delle dinamiche del fashion system. Saranno proprio loro a raccontare il processo creativo che c’è dietro alle loro collezioni, frutto del lavoro di ricerca e sperimentazione portato avanti durante il triennio, condividendo sogni e aspirazioni per il loro futuro professionale.

Collezioni

Istituto Marangoni non pone limiti alla creatività dei propri talenti ed è per questo che ognuno di loro ha lavorato a un concept di collezione diverso.

Filippo Cascinelli Staudacher presenta “Nowhere”, per dichiarare che la moda maschile deve rinascere ora, libera dai concetti di mascolinità tossica e debole.

La collezione “È tutto blu, ci piace di più” di Gian Marco Caggiari è caratterizzata da silhouettes lineari, che si ispirano all’estetica di Walter Albini, noto esponente della moda degli anni Sessanta.

Guiyin Yang con la sua collezione “For You, You Can Be Anyone” comunica la cultura genderless: l’unione del maschile e femminile, la combinazione tra delicatezza e forza, il conflitto, la tolleranza e l’equilibrio tra questi elementi sono i principali temi affrontati.

“(S)composta” di Carlotta Brancaccio è una collezione che oscilla tra la stravaganze estetica e la modernità industriale, dove combinazioni delicate e audaci di colori caldi e pieni dettano il ritmo.

“Sky is Sky” di Qiongwen Qiao integra alcuni elementi della medicina tradizionale cinese al concept del Kidult, creando una narrazione attraverso i suoi capi.

La collezione “Blooming Concrete” di Giovanni Porta invita a riflettere sul rapporto dell’uomo nei confronti della modernità e il controllo esercitato delle macchine.

Antea Galiazzo con la sua collezione “Your Essence” unisce lo stile maschile con lo stile femminile, creando un equilibrio tra praticità e fragilità, tra funzionalità e femminilità.

Luca Scarponi presenta “Echi Di Quali Silenzi”, una collezione che ricerca un nuovo tipo di eleganza e che propone un nuovo linguaggio per la tradizionale sartoria maschile.

La collezione “Under Construction” di Paul Majer si ispira all’architettura Brutalista, all’heritage britannico e ad elementi costruttivi per comunicare i cambiamenti che stanno avvenendo nella fashion industry.

Giuliana Baldi esplora il tema dell’identità non binaria in “Unification”, dove i binari del treno, che scorrono paralleli senza incontrarsi mai, sono il riferimento per eccellenza della collezione.